Il Palio dei Terzieri
Città della Pieve
Notizie storiche
Il Palio dei Terzieri viene disputato a Città della Pieve da circa cinquant'anni, ma le sue origini risalgono a molti secoli fa. Il corteo si qualifica, dunque, come fenomeno culturale prima ancora che turistico. Il Palio nasce infatti a Castel della Pieve, antica denominazione della città nel XV secolo: ed assume fin dall'inizio la forma della caccia al toro, una sorta di rudimentale corrida in cui l'animale veniva esposto ai colpi mortali delle lance. Nel 1199 l'antico Castel della Pieve viene annesso allo Stato perugino, che conta di valersi della cittadina contro l'ostile repubblica di Siena. Ma i rapporti con i conquistatori appaiono, fin dall'inizio, assai difficili e questo incide anche nella scelta delle alleanze politiche, poiché al guelfismo perugino, Città della Pieve oppone un'ostinata tradizione ghibellina, più vicina alle tendenze filo-imperiali del governo senese. Grazie alla protezione delle truppe di Federico di Svevia, Castel della Pieve nel 1220 istituisce il libero comune ed organizza un governo autonomo da Perugia. Ed è proprio in questo periodo che il borgo viene suddiviso in terzieri. Il terziere del Castello raccoglieva la classe nobiliare, quello di Borgo Dentro rappresentava il nucleo degli artigiani, mentre il terziere Casalino racchiudeva il resto del popolo. La tradizione vuole che ad ogni terziere corrispondeva una parte del corpo dell'aquila che il borgo raffigurava: Castello rappresentava la testa, Borgo Dentro la pancia e Casalino la coda.
Quando nel XV secolo i cittadini pievesi decisero di organizzare un Palio a scopo propiziatorio e devozionale, le contrade di Siena fornirono il modello ispiratore della manifestazione. Durante il rituale della caccia al toro, l'animale veniva immolato come vittima di un sacrificio propiziatorio.
Oggi il corteo storico è formato da oltre settecento figuranti che partecipano alla sfilata indossando costumi quattrocenteschi ispirati ai dipinti del Perugino, nativo di Città della Pieve. Il palio è preceduto dal gonfalone della città e dal Maestro di Campo. Seguono alcuni arri allegorici, che caricano l'evento di ulteriori significati storici.
La sfilata delle autorità offre un saggio storico e ricostruttivo della classe dirigente rinascimentale, sia laica che ecclesiastica. Per questo motivo, dietro al cardinale, che nel XVI secolo era governatore della città, ed al vescovo circondato da chierichetti, compaiono nel corteo odierno i priori dei quattro principali conventi della città: Osservante, Conventuale, Agostiniano e Servita, seguiti dal podestà, dal capitano del popolo e dai rappresentanti delle tre parti cittadine. Tamburini, mazzieri, gonfalonieri, paggi, araldi e scudieri precedono gli arcieri ed i balestrieri che prenderanno parte alla gara.
La presenza degli arcieri, appare giustificata dalla nuova fisionomia che ha assunto oggi il Palio della caccia al toro. L'animale è infatti stato sostituito da alcune sagome mobili che si muovono su una pedana circolare. L'antico assalto con la lancia è stato soppiantato dall'intervento degli arcieri. Le sagome sono tre: una per ogni terziere. Valerio Bittarello, studioso locale, che ha ricostruito la storia della manifestazione, ricorda che per evidenziare le valenze storiche e simboliche della cerimonia, è stato deciso di impostare l'intera manifestazione sul numero tre, in ricordo dell'antica partizione della città e delle differenze che ad essa erano collegate.
Tre sono quindi le manches, tre le velocità. Ad ogni manches partecipano tre arcieri contemporaneamente, uno per terziere. Ogni arciere ha in dotazione tre frecce, I punteggi si basano sul tre e sui suoi multipli.