Corso di Filet Floreale (Floreal Filet)
Scuola Romeyne Robert Ranieri di Sorbello, cooperativa Arti Decorative Italiane
(Romeyne Robert Ranieri di Sorbello School, Arti Decorative Italiane Society)
(1904-1934)
Sede di svolgimento del corso: Perugia
Notizie storiche
Questo stile appartiene al XVII secolo e possiede tutto il carattere del ricco e sontuoso periodo. Cartigli raffiguranti fiori, fogliami uccelli combinati in decori ben delineati, formano il disegno. Il fondo è realizzato in filet colorato; mentre il ricamo è eseguito con filo color crema ed ha interessanti tasselli che rappresentano fiori selvatici.
Se fino a qualche anno fa la lavorazione originale del Filet di San Feliciano, era ancora realizzata, si deve alla paziente opera di sensibilizzazione della signora Giovanna Ferri Moretti, rivolta soprattutto ai giovani. Giovanna è purtroppo recentemente scomparsa. Ogni anno, l'ultima settimana di luglio, la Pro-Loco di San Feliciano, piccolo ridente paese di pescatori sul Lago Trasimeno, organizza la "Festa del Giacchio". Il "Giacchio" è una particolare rete da pesca locale a forma di imbuto, sormontata da una corda che, tirata al momento opportuno intrappola i pesci.
Nel 1997 Giovanna, originaria di San Feliciano, in occasione della sagra paesana, allestì la sua prima mostra personale e, in considerazione del grande interesse dimostrato dai visitatori piacevolmente attratti dalle opere esposte, decise di avviare alcuni corsi di ricamo in collaborazione con l'Associazione Turistica Pro-Loco di San Feliciano, che mise a disposizione alcuni locali dove nel 1998, Giovanna fondò la Scuola "L'Arte del Ricamo".
Nell'intervista che mi rilasciò, Giovanna ricordava che da sempre a San Feliciano uomini e donne si sono occupati di realizzare e riparare le reti da pesca, attività per cui occorrevano numerose ore di lavoro. Dalle reti all'esecuzione di altre lavorazioni più preziose, ma similari, il passo fu breve. Durante le pause di lavoro, le donne applicarono la manualità acquisita nel confezionare le reti da pesca, caratterizzate da fori molto più grandi eseguiti con apposite spole di legno, nella realizzazione di un retino molto più piccolo, che poi veniva ricamato.
La differente grandezza dei fori, si otteneva soprattutto grazie allo spessore della "cannina", asticella di 20/30 cm. circa, ricavata da piante palustri e dal "modàno", accessorio d'acciaio su cui veniva avvolto il filo di cotone sottilissimo. Il retino così eseguito, dopo essere stato montato e teso su telaio, veniva impreziosito con ricami ad ago, dalle svariate forme geometriche, tra cui spiccavano il punt'erba, il punto tela e ed il punto rammendo.
Il Filet di San Feliciano ha molteplici applicazioni che vanno dall'abbigliamento, a complementi di arredo, capi di corredo, parati e paramenti liturgici, di cui esistono ancora preziose testimonianze presso la Parrocchia dedicata al Santo Patrono, che fu l'omonimo Vescovo del paese.
In assenza di altre informazioni storiche da verificare, Giovanna Ferri resta la fonte più attendibile a cui si deve, in ogni caso, la ripresa della lavorazione autoctona.
Fonte testi e immagini: G. Porpora, "Il Punto umbro nella collezione Uguccione Ranieri di Sorbello Foundation"
G. Porpora, cofanetto pubblicitario blu per Arti Decorative Italiane, Perugia, 1999