Corsa all'Anello

Narni (TR)



Notizie storiche
Le prime notizie storiche della corsa, risalgono al sec. XIII, ma il consolidarsi di questa tradizione cavalleresca va collocata nel periodo di massimo splendore della città avvenuta intorno al sec. XIV. Gli statuti del 1371 fanno esplicito riferimento ai festeggiamenti in onore del patrono di Narni, San Giovenale, che si svolgono il 3 maggio: un assieme di riti religiosi e rievocazioni storiche ed attività ludiche, coinvolgono la collettività nel sacro e profano. Negli stessi statuti, sono delineate le modalità con le quali si disputavano i due incontri più significativi, a carattere competitivo: la Corsa del Palio e la Corsa all'Anello.
La Corsa del Palio consisteva in una corsa equestre con fantino, alla quale partecipano cavalli e cavalieri non appartenenti ai terzieri che dividevano la città. Il palio (un panno di seta di colore rosato o cremisi del valore di 3 libbre d'oro, appannaggio del cavaliere che, per primo, lo avesse toccato) era issato sopra un cumulo di pietre. La corsa si svolgeva su un lungo percorso che si snodava dall'antica chiesa di Sant'Andrea in Lagia, fuori le mura, fino al centro del borgo.
La Corsa all'Anello, che si tiene ancora oggi, aveva inizio dalla Piazza Maggiore e si snodava lungo la via Maggiore, fino all'anello d'argento, del valore di 100 scudi cortonesi, che doveva essere infilato dai contendenti dei terzieri: Mezule, Fraporta e Santa Maria. L'anello ed il palio erano offerti dagli ebrei residenti i quali, ogni anno, versavano al camerario 4 fiorini d'oro.
Era fatto d'obbligo a tutti i cittadini di astenersi dal lavoro durante la ricorrenza del Santo patrono, con l'eccezione di coloro che dovevano portare pane, erba, grano, mosto, biada, legna e paglia.
Ancora oggi, come in origine, tre giorni prima della festa, il primo magistrato nella splendida cornice del palazzo dei Priori, dà lettura al bando con il quale invita la popolazione "allo terzo iorno de maggio per lo levar del sol, alli riti e talli giochi in onore dello Santo Patrono Iovenale".
Il giorno successivo, le dame di ogni terziere rendono omaggio dalla tomba del Santo della cattedrale con l'offerta di ceri,mentre dalla piazza dei Priori le autorità civili procedono alla solenne consegna delle chiavi della città.
Il grande corteo storico ha luogo la sera del sabato precedente la Corsa. Esso è costituito da quattro gruppi distinti, uno per ogni terziere, più quello rappresentante la magistratura comunale e la scorta. Ogni gruppo viene preceduto dai tamburini, dalle chiarine e dal gonfalone scortati dagli armigeri, in rappresentanza di Arti, Mestieri, confraternite, paggi e cavalieri. Ogni terziere ha il suo gonfalone, più una ricca rappresentanza di famiglie e personaggi che, nel Medioevo, appartenevano allo stesso terziere. Dame e paggi, vestiti con costumi della seconda metà del Trecento, procedendo tra ali di popolani, fanno bella mostra degli Anelli, trofei di vittoria, conquistati in passato.
Del corteo fanno parte il vicario, i priori, il comandante degli armati, il magistrato di giustizia ed altri personaggi rappresentativi della magistratura comunale. Alcuni paggi seguono il labaro ed il palio con l'effige di San Giovenale e le dame che portano l'anello che sarà conteso.
Gli abili fantini, in sella a superbi ed allenati destrieri, si cimentano in una gara in cui non gareggiano contro lo scandire del tempo:in diretta competizione, cercano di infilare tre anelli all'interno di un percorso ellittico. Il secondo anello, mette in funzione un congegno che permette, a chi infila per primo l'ultimo bersaglio, di far cadere quello dell'avversario giunto in ritardo. E' quindi una gara di velocità, per la quale occorre anche grande precisione. La vittoria finale è assegnata al terziere i cui cavalieri hanno infilato, dopo tre tornate, il maggior numero di anelli.