Il Corteo storico e la processione del Corpus Domini
Orvieto (TR)
Notizie storiche
La storia racconta che un monaco, di cui si conosce solo il nome di battesimo, Pietro, nel 1263, partì dalla città di Praga, roso da un dubbio teologico che lo angustiava alquanto: Gesù Cristo è realmente presente nell'eucarestia? Ovvero il miracolo della transustanziazione si ripete ogni volta che il sacerdote compie il "sacrificio eucaristico ?". E con questo quesito, cui non riusciva a dare risposta, decise di andare a meditare in luoghi che avevano visto il martirio e la morte del suo omonimo, il principe degli apostoli. Durante una sosta a Bolsena, nel momento della consacrazione avvenne il prodigio: l'ostia che teneva in mano si trasformò in carne e prese a stillare gocce di sangue che andarono a posarsi sulle sue vesti, sui lini e sulle pietre dell'altare. L'eco di quel miracolo giunse rapidamente fino alla vicina Orvieto, dove in quel periodo soggiornava papa Urbano IV, il quale incaricò il vescovo di Orvieto di recarsi personalmente nel vicino paese a prendere in consegna l'ostia miracolosa ed i paramenti sacramente contaminati. L'anno seguente Urbano IV, che nel frattempo si era trasferito a Perugia, incaricò il filosofo Tommaso d'Aquino di teorizzare il significato del sacramento eucaristico che venne poi ufficializzato con la bolla "Transiturus", promulgata nell'agosto del 1264. Fu così che nacque il Corpus Domini.
L'istituzione della festività ebbe in Orvieto due ripercussioni di fondamentale rilevanza; la decisione di costruire una nuova cattedrale che potesse contenere le sacre reliquie, e la creazione di una solenne processione. La prima processione spontanea in Orvieto, voluta dal pontefice e dal popolo, in realtà si celebrò nel 1263, ma fu solamente nel 1337 che venne istituita ufficialmente, anno in cui fu creato dall'orafo Ugolino di Vieri, il prezioso reliquario in metalli preziosi e smalto di forma tricuspidale che richiama la facciata della chiesa.
Si deve all'ingegno dell'orvietana Lea Pacini, l'aspetto che distingue e rende unica nel suo genere, la festa del Corpus Domini. Nel 1951, il vescovo monsignore Francesco Pieri, le chiese di escogitare qualcosa per la solennità del Corporale, per rendere più attraente la processione. Fu ripresa l'idea di un corteo storico, già in precedenza elaborata ma mai concretizzata. L'esordio avvenne modestamente con pochi figuranti, che indossavano costumi prestati, mentre accompagnavano la reliquia e la processione. In seguito, i costumi furono creati e confezionati con ogni cura, realizzandoli sulla base di documenti storici e con grande abilità artigianale. Oggi, i costumi sono oltre cinquecento.
Lea Pacini, dunque, ebbe a suo tempo un ruolo fondamentale nella creazione di stendardi e bandiere, nel recupero degli stemmi familiari, nell'organizzazione del corteo in modo che rispecchiasse quanto più fedelmente possibile la società orvietana in epoca medievale, poiché il corteo storico, vuole riprodurre le varie componenti che detenevano il potere ad Orvieto in epoca medievale, a partire dall'autorità ecclesiastica a quella civile, all'apparato militare del libero comune il cui territorio urbano era diviso in quartieri.
La manifestazione ha inizio a metà mattina, in due luoghi diversi della città: mentre all'interno della cattedrale il vescovo ed il clero tolgono la reliquia dalla sua collocazione, nel chiostro di San Giovanni si mette in marcia il corteo che si avvia verso piazza del Duomo e si riunisce al gruppo degli ecclesiastici per dare inizio alla vera e propria processione che si snoda nei quartieri della città. I quartieri, costituiti da vari rioni in cui è diviso il centro urbano orvietano, sono: Santa Maria della Stella, che comprende la zona del duomo, con i colori celeste e giallo; Corsica, a sud-est della città, con i colori rosso e giallo; Serancia, nella zona del municipio, con i colori bianco e rosso; Olmo, a nord-est, con i colori bianco e verde.